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“Il viaggio di Cesare”
è l’itinerario di un personaggio, un artigiano napoletano,
lungo le strade del nord Italia. Mostra come la fantasia può
essere una via di fuga alla solitudine.
Lo spettatore accompagna Cesare,
alla guida della sua Fiat 124 coupè, mentre tenta di ritrovare
suo figlio. La storia è raccontata con la soggettiva del
protagonista. Si svolge nei nostri giorni e mette in scena delle
situazioni surreali con un Cesare che afferma la sua umanità
malgrado le disavventure. Più il viaggio si fa lungo, più
il contrasto è forte tra l’ottimismo del protagonista
e le sue disgrazie in un contesto alienante (pianura padana, autogrill,
autostrada…). La storia giustifica l’utilizzo di colori
freddi, di forti contrasti, di composizioni estreme che esaltano
la solitudine di Cesare, il suo essere “schiacciato”
da una realtà ostile.
“Il viaggio di Cesare”
è una commedia girata come un dramma nel quale l’ironia
spunta attraverso il passato glorioso dell’eroe, la sua pelliccia
di lupo, la sua Fiat 124 ma soprattutto con l’utilizzo delle
musiche.
Lo stile anni settanta e la sua
passione per Sylvie Vartan sono sempre presenti. Più la sua
situazione si compromette, più le musiche sono “spensierate”.
Ciò rafforza l’idea di un personaggio che fugge nel
mondo della fantasia mano a mano che le sue condizioni si deteriorano.
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